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Lavoratrice domestica condannata, il punto di DOMINA


Lavoratrice domestica condannata, il punto di DOMINA

L’Associazione datoriale DOMINA esprime piena solidarietà alla lavoratrice domestica che si è vista anche condannare alle spese dalla Suprema Corte di Cassazione, dopo aver respinto e denunciato il familiare della sua assistita che, insistentemente e sotto minaccia, le manifestava attenzioni e richieste di carattere sessuale.

Gli Ermellini hanno deciso che se il datore di lavoro o un suo familiare si permette di avere delle attenzioni nei confronti della lavoratrice domestica, corredata da un’offerta di denaro e dalla minaccia di licenziamento in caso di rifiuto, non comportano il reato di tentata violenza sessuale.

“Quanto stabilito dalla recente sentenza della Corte di Cassazione mette in forte difficoltà l’intero settore del lavoro domestico”, afferma Lorenzo Gasparrini – Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico: “Il panorama dei reati compiuti nell’ambito domestico durante un rapporto di lavoro è variegato e annovera vari livelli di gravità. Si spazia, infatti, dai più comuni furti di beni preziosi (soldi, gioielli, pellicce), generi alimentari e detersivi. Fino ad arrivare, decisamente più gravi, a danneggiamenti, maltrattamenti, violenze o stalking”. Continua Lorenzo Gasparrini: “I fatti di cronaca raccontano che i reati avvengono sia nei confronti del datore di lavoro sia nei confronti del lavoratore, e nonostante DOMINA sia un’Associazione datoriale, non può tollerare o semplicemente avallare alcun comportamento “opaco” da parte della nostra categoria o situazioni di ‘grottesco squallore’ così come sono state rubricate dalla Suprema Corte”.

Conclude Lorenzo Gasparrini: ”Per fortuna, questi sono casi isolati poiché la maggior parte dei rapporti di lavoro domestico sono caratterizzati dalla serenità e dal rispetto reciproco delle parti”.