BADANTI, DOMINA: BENE PAROLE RENZI, SETTORE CREA 1,3% PIL

“Il trucco del finto parente in difficoltà scoperto a Milano e Novara è solo uno dei tanti espedienti ideati dai malintenzionati ai danni dei nostri anziani – afferma Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – Siamo il primo Paese UE per quota di anziani, gli over 65 rappresentano ad oggi ben il 22% della popolazione. “Se da un lato questo dato rappresenta un vanto per la qualità della vita in Italia – commenta Gasparrini – dall’altro comporta anche una serie di problematiche nell’assistenza e nella sicurezza”. Gli anziani sono, infatti, la fascia di popolazione più colpita dalle truffe: nel 2016 gli over 65 vittime di reato sono stati 20.064 contro le 16.819 del 2015 (dati ANAP Confartigianato). Il primo trimestre del 2017 ha fatto segnare un calo degli anziani truffati (3.954 contro i 5.403 dello stesso periodo del 2016) ma va detto che molti non denunciano la truffa per imbarazzo, tra i più esposti ci sono coloro che vivono soli (40,7% degli over 65, dato Ricerca DOMINA). “Soprattutto nel caso degli anziani soli la badante può essere un deterrente importante per evitare le truffe e vigilare sulla loro sicurezza, ecco perché consigliamo sempre di selezionare persone di fiducia attente e competenti”.

TRUFFE: GLI ANZIANI TRA I PIU’ COLPITI

“Il trucco del finto parente in difficoltà scoperto a Milano e Novara è solo uno dei tanti espedienti ideati dai malintenzionati ai danni dei nostri anziani – afferma Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – Siamo il primo Paese UE per quota di anziani, gli over 65 rappresentano ad oggi ben il 22% della popolazione. “Se da un lato questo dato rappresenta un vanto per la qualità della vita in Italia – commenta Gasparrini – dall’altro comporta anche una serie di problematiche nell’assistenza e nella sicurezza”. Gli anziani sono, infatti, la fascia di popolazione più colpita dalle truffe: nel 2016 gli over 65 vittime di reato sono stati 20.064 contro le 16.819 del 2015 (dati ANAP Confartigianato). Il primo trimestre del 2017 ha fatto segnare un calo degli anziani truffati (3.954 contro i 5.403 dello stesso periodo del 2016) ma va detto che molti non denunciano la truffa per imbarazzo, tra i più esposti ci sono coloro che vivono soli (40,7% degli over 65, dato Ricerca DOMINA). “Soprattutto nel caso degli anziani soli la badante può essere un deterrente importante per evitare le truffe e vigilare sulla loro sicurezza, ecco perché consigliamo sempre di selezionare persone di fiducia attente e competenti”.

I PENSIONATI OVER 75 A BASSO REDDITO SONO I PIU’ COLPITI DA MALATTIE

La situazione dei pensionati over 75 d’Italia è diventata insostenibile – afferma Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – secondo gli ultimi dati Istat 1 milione e 200 mila anziani ultrasettantacinquenni ha gravi difficoltà in almeno un’attività di cura della persona come mangiare, vestirsi o lavarsi e i più colpiti sono gli anziani con i redditi più bassi. Considerato che il costo annuo di una badante per persona non autosufficiente oscilla tra i 14.000 e i 21.000 Euro (assistente CS e DS del CCNL lavoro domestico), i nuovi dati Istat, uniti alla stima della Ricerca DOMINA secondo cui il 70% dei pensionati ha un reddito inferiore ai 14.600, delineano un chiaro stato di emergenza nel settore dell’assistenza. Solo l’8% dei pensionati potrebbe permettersi la badante e sono proprio quelli con i redditi più bassi ad essere maggiormente colpiti da malattie croniche gravi (46% a fronte del 39% delle classi più abbienti) e da gravi riduzioni di autonomia nelle attività di vita quotidiana (1,2% a fronte dell’8% delle classi più abbienti). Per consentire ai nostri anziani di condurre una vecchiaia serena e di ricevere l’assistenza che meritano – prosegue Gasparrini – è necessario attuare immediatamente un piano di defiscalizzazione e decontribuzione che consenta alle famiglie di sostenere i costi delle badanti.

MANOVRA: LO SGRAVIO PER 3 TRIMESTRI PORTEREBBE 1.000 € IN TASCA ALLA FAMIGLIA

Buona l’idea di ridurre il superticket sanità e la proposta di alzare da 2.840 euro a 4-5mila Euro la soglia di reddito sotto la quale si ha diritto allo sconto IRPEF per i figli a carico a cui stanno lavorando i tecnici del Mef – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico. Nel cantiere dei lavori per la prossima legge di bilancio però non si stanno studiano misure a sostegno delle famiglie datori di lavoro domestico. Per dar loro una boccata d’ossigeno basterebbe uno sgravio contributivo del 50% per i primi 3 trimestri che comporterebbe un risparmio di 1.095,00 Euro per le famiglie e diminuirebbe la quota di lavoro irregolare che è in continuo aumento. Secondo i nuovi dati Istat – prosegue Gasparrini – la componente di valore aggiunto generata dall’impiego di lavoro irregolare è più rilevante nel settore ‘Altri servizi alle persone’ (23,6% sul totale degli irregolari in Italia nel 2015), dove è principalmente connessa al lavoro domestico. Il settore domestico contribuisce attualmente all’1,3% del PIL (circa 19 miliardi di Euro generati da colf e badanti – dati Ricerca DOMINA) e secondo le nostre stime la metà dei lavoratori domestici (circa 1 milione) attivi in Italia non ha un regolare contratto, immaginate il beneficio in termini di valore aggiunto che potremmo avere se aumentasse la quota dei lavoratori regolari. Serve una politica di defiscalizzazione ad hoc perché il libretto famiglia (ex voucher) da solo non è in grado di risolvere il problema del nero – aggiunge Gasparrini – a dimostrarlo sono i dati: in 8 anni gli ex-buoni lavoro hanno inciso solo per il 3,3% sul totale dei voucher venduti (347,2 milioni – dati Inps).

DOMINA DICE NO ALL’AUMENTO DEI CONTRIBUTI PER COLF E BADANTI

DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico, dice NO alla richiesta presentata al Governo da Cgil, Cisl e Uil per aumentare i contributi da lavoro domestico per sostenere le future pensioni di colf e badanti. La manovra – afferma Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA – colpisce tutte le famiglie italiane, in particolare i pensionati, i quali, come già rilevato nella ricerca DOMINA, solo l’8% di questa fascia della popolazione può permettersi una badante regolare. Se la proposta dei sindacati venisse accolta, per le famiglie che usufruiscono di una badante full-time l’aumento annuale sarebbe di quasi 2.000,00 Euro con conseguente inevitabile aumento del lavoro irregolare. La nostra controproposta – prosegue Gasparrini – è di mantenere gli importi contributivi orari INPS attuali e attivare misure di defiscalizzazione. Ad esempio, uno sgravio contributivo del 50% per i primi tre trimestri comporterebbe un bel risparmio per le famiglie datori di lavoro domestico che si troverebbero in tasca 1.095,00 Euro in più all’anno. La misura economica comporterebbe un maggior potere di acquisto (reddito reale) per la famiglia che nel 2° trimestre del 2017 è rimasto fermo rispetto al trimestre precedente ed è sceso dello 0,3% su base annua, oltre a favorire l’aumento del numero dei lavoratori domestici che vedrebbero versarsi i contributi previdenziali.

QUALITÀ DELLA VITA A RISCHIO PER GLI ANZIANI SENZA LA BADANTE

Siamo un paese tra i più longevi d’Europa ma quantità non è sinonimo di qualità – ricorda Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – e a confermarlo sono i dati. Secondo le ultime stime Istat il 23,1% degli anziani ha gravi limitazioni motorie e il 58,1% necessita di assistenza. Non tutti però riescono ad accedere alle prestazioni di cura necessarie, solo nel Sud Italia la quota di aiuto non soddisfatta ammonta al 67,5% . Inoltre, come riscontrato dai dati della nostra Ricerca – prosegue Gasparrini – molti anziani non riescono a permettersi l’assistenza privata. Oltre il 70% degli anziani ha un reddito complessivo inferiore ai 14.600 € mentre il costo di una badante full-time raggiunge i 16.000 € all’anno. La percentuale di aiuto non soddisfatto tra gli anziani meno abbienti raggiunge il 64,2%; è evidente che sono necessarie delle misure di welfare mirate per consentire ai nostri anziani di ricevere le cure di cui hanno bisogno e di condurre una vita lunga ma soprattutto serena.

WELFARE AZIENDALE PER SOSTENERE LE SPESE DELLE BABY-SITTER

La proposta di riconoscere un anticipo per l’accesso alla pensione di vecchiaia alle lavoratrici con figli è molto positiva – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – ma da sola non basta. In Italia, secondo i dati Istat, il tasso di occupazione delle mamme è pari al 56,4% contro il 70,8% delle donne che vivono in coppia senza figli. Per aumentare la percentuale di occupazione delle madri è necessario creare degli strumenti per sostenerle. Ad aiutare i dipendenti che hanno il doppio ruolo di genitori e lavoratori ci sono le baby-sitter ma queste lavoratrici domestiche hanno un costo. Il minimo previsto per legge è di 6,02 € all’ora per un Livello BS ma le lavoratrici italiane sono ben al di sopra del minimo. Il costo orario può oscillare dagli 8 fino ai 10 € all’ora. Ci sono già alcune imprese in Italia che offrono asili nido aziendali o pagano parte delle rette ma si tratta di casi isolati offerti per lo più dalle multinazionali, sarebbe necessario implementare un welfare aziendale – prosegue Lorenzo Gasparrini – che aiuti i genitori a sostenere le spese per l’assistente familiare tramite l’uso di bonus.

IL DELICATO RAPPORTO FIDUCIARIO CON LA BADANTE

Siamo rimasti colpiti – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di lavoro domestico – dal fatto di cronaca avvenuto a Piacenza in cui un’anziana signora di 93anni è stata trovata morta in casa a seguito dell’allontanamento della badante. La lavoratrice ha avuto un malore e si è allontanata dall’abitazione per essere accolta al pronto soccorso locale dimenticando di avvisare i familiari dell’assistita. Poche ore di assenza hanno portato al decesso dell’anziana. Questi fatti di cronaca devono far riflettere sull’importanza del lavoro domestico, soprattutto nel caso dell’assistenza a persone non autosufficienti. Si tratta di un lavoro delicato che comporta responsabilità anche e soprattutto in capo al lavoratore nello svolgimento delle proprie mansioni.

In Italia la percentuale della popolazione non autosufficiente è pari al 5,5%, circa 3.167.000 (dati Censis), di questi, le persone con non autosufficienza grave sono 1.436.000. Molte persone soffrono di limitazioni fisiche, altre di limitazioni comunicative. Tutte hanno bisogno di essere assistite e la responsabilità dell’assistenza viene affidata, sempre più spesso, dalle famiglie italiane alle assistenti famigliari. Le badanti regolari registrate all’INPS sono 379.046. Si tratta soprattutto di donne di origine straniera con un’età compresa tra i 40 e i 60 anni. La caratteristica comune a tutte – prosegue Lorenzo Gasparrini – è la responsabilità diretta della persona assistita. Si tratta di una responsabilità di non poco conto, l’abbandono della persona, anche per poco tempo, può avere conseguenze disastrose. Il rapporto fiduciario è un requisito imprescindibile del rapporto di lavoro domestico. Non è un caso che il datore di lavoro possa licenziare il lavoratore domestico in caso di mancanze talmente gravi da non consentire una prosecuzione nemmeno provvisoria del rapporto.

ASSISTENZA E WELFARE. TROPPO A CARICO DELLE FAMIGLIE

Il ruolo delle famiglie al centro del welfare italiano.
Presentati oggi 4 Dossier DOMINA sul lavoro domestico.

Negli ultimi anni il lavoro domestico in Italia e in Europa ha acquisito sempre maggior rilevanza, facendo fronte all’invecchiamento demografico, da un lato, e alla crescente partecipazione delle donne al mercato del lavoro, dall’altro. Considerando il progressivo calo della spesa pubblica per la famiglia e l’assistenza, le famiglie si trovano ad essere il fulcro del sistema nazionale di welfare, con più responsabilità che benefici.

Questo il quadro che emerge da una ricerca DOMINA (Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico, firmataria del CCNL sulla disciplina del lavoro domestico) realizzata dalla Fondazione Leone Moressa e presentata alla Camera di Commercio di Roma.

Dossier 1. Profilo del datore di lavoro domestico.
Nel 2015 presso le famiglie italiane sono assunti in regola 886.125 lavoratori domestici (57,6% Colf, 42,4% Badanti). Dal 2007, il numero complessivo è cresciuto mediamente del 42%. Secondo le stime DOMINA, considerando anche i lavoratori irregolari si supera la soglia di 1 milione di lavoratori domestici, a sostegno delle famiglie.
L’impatto economico e sociale. Dall’analisi dei dati INPS e DOMINA si può calcolare una spesa delle famiglie di circa 7 miliardi di euro l’anno, di cui quasi 1 miliardo in contributi versati allo Stato.

Dossier 2. Il CCNL del lavoro domestico risponde alle esigenze delle famiglie?
Il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro Domestico del 2013 ha portato benefici concreti sia per le famiglie che per i lavoratori, introducendo maggiori tutele e garanzie, come: l’assunzione per sostituzione, le precisazioni burocratiche, tutele per malattia e maternità, la regolarizzazione dei permessi e dei riposi, la risoluzione dei rapporti di lavoro e preavviso. Tuttavia, l’incontro tra Domanda e Offerta resta informale (in 6 casi su 10) e solo 1 famiglia su 10 riceve sovvenzioni pubbliche per il lavoro domestico.

Dossier 3. Le famiglie datori di lavoro come agenti del cambiamento.
Il ruolo delle famiglie nella gestione dell’assistenza e del welfare consente allo Stato di risparmiare costi di gestione di strutture per l’assistenza, e al contempo permette alle donne autoctone di entrare e rimanere nel mercato del lavoro, affidando ad altre persone il compito di risolvere il problema della conciliazione tra tempi di vita e di lavoro.
DOMINA stima che le somme non incassate a causa del lavoro nero potrebbero rientrare grazie a politiche fiscali ad hoc a sostegno delle famiglie che assumono un lavoratore domestico. Alcune buone pratiche europee potrebbero aiutare, come i buoni lavoro francesi o belgi, in cui il 60% degli oneri è coperto dallo Stato.

Dossier 4. Le politiche sul lavoro domestico alla luce della Convenzione ILO n. 189/2011: situazione italiana e confronto internazionale.
Altro passo in avanti è stata la Convenzione ILO 189/2011, che dà pieno riconoscimento al lavoro domestico e fornisce strumenti per il contrasto al lavoro nero.
Dal confronto europeo si nota come nei paesi mediterranei, in particolare, la gestione dell’assistenza e della cura sia affidata alle famiglie, con un impegno dello Stato molto minore rispetto ai paesi nordici. Per questo, in Italia è più diffuso il lavoro domestico rispetto alle strutture assistenziali: i lavoratori domestici in Italia sono il 3,5% di tutti gli occupati (contro l’1,0% della media Ue 28).

Potete scaricare i dossier DOMINA nella sezione Pubblicazioni del sito.

Lavoro domestico: tante proposte ma nessuna strategia

Tra gli emendamenti alla manovra – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – sono molte le proposte per la sostituzione ai voucher: ci sono i “coupon per il lavoro breve”, la “card” per il lavoro saltuario e anche un “libretto famiglia”, tutti strumenti per pagare le prestazioni occasionali di colf, badanti e baby-sitter temporanee. Se da un lato apprezziamo l’attenzione al settore e la varietà delle proposte, dall’altro riteniamo che serva uno sforzo maggiore per delineare delle iniziative di più ampio respiro in grado aiutare concretamente i datori di lavoro domestico nei conti del bilancio familiare. Tutte le misure presentate sono rivolte, infatti, ad esigenze sporadiche delle famiglie datori di lavoro domestico, quelle coperte dagli ex-buoni lavoro e che in 8 anni hanno inciso solo per il 3,3% sul totale dei voucher venduti. Ciò che manca è una politica fiscale adeguata a sostenere le 900 mila famiglie con contratto regolare che ogni anno si fanno carico di circa 7 miliardi di spesa per l’assistenza.

17-05-2017